Novità perenne della sensazione libera

Scatto di Jesse Marlow Oculi / Agence VU Europe. 2003. Paris, France.

Scatto di Jesse Marlow
Oculi / Agence VU Europe
2003 Paris, France.

[Da Il libro dell’inquietudine, scritto n. 49]

Anche se non posseggo altre virtù, ho almeno una virtù: la novità perenne della sensazione libera.
Oggi, mentre percorrevo Rua Nova do Almada mi sono messo a osservare le spalle di un uomo che camminava davanti a me. Erano le spalle comuni di un uomo qualsiasi, la giacca di un vestito modesto addosso a un passante occasionale. Portava una vecchia borsa sotto il braccio sinistro e batteva per terra, accompagnandolo al suo passo, un ombrello chiuso che reggeva con la mano destra.
All’improvviso ho provato per quell’uomo una sensazione simile alla tenerezza. Ho avuto per lui la tenerezza che si prova verso la comune banalità umana, verso il grigiore quotidiano del capofamiglia che si reca al lavoro, verso il suo focolare umile e allegro, verso i piaceri allegri e tristi di cui è fatta la sua vita senza scampo, verso l’innocenza di chi vive senza scervellarsi sulle cose, verso la naturalezza animalesca di quelle spalle vestite.
Ho puntato gli occhi verso la schiena di quell’uomo, finestra attraverso la quale ho visto questi miei pensieri.
La sensazione è stata identica a quella che ci assale in presenza di qualcuno che dorme. Tutte le creature che dormono sono nuovamente bambini. Forse perché nel sonno non si può fare del male e non ci si accorge della vita per una naturale magia, anche il peggiore criminale o il più assoluto egoista nel sonno diventano sacri. Credo che non ci sia differenza fra uccidere un bambino e uccidere qualcuno che dorme.
E le spalle di quest’uomo dormono. Tutto lui, che cammina davanti a me con un passo uguale al mio, dorme. Cammina incosciente. Vive incosciente. Dorme, perché tutti dormiamo. Tutta la vita è un sonno. Nessuno sa quel che fa, nessuno sa quel che vuole, nessuno sa quel che sa. Dormiamo la vita, eterni bambini del Destino. Perciò, se penso con questa sensazione, provo una tenerezza informe e immensa per tutta l’umanità infantile, per tutta la vita sociale che dorme, per tutti, per tutto.
Ciò che provo in questo momento è un umanitarismo diretto, senza tesi e senza ideali: una tenerezza come un dio che guarda. Attraverso la compassione di un unico consapevole li vedo tutti, questi poveri uomini, questa povera umanità. Ma tutto ciò che senso ha?
Ogni movimento, ogni intenzione vitale, dalla primitiva vita respiratoria alla costruzione di città e di confini degli imperi, mi sembrano una sonnolenza: qualcosa come sonni o tregue che hanno luogo involontariamente nell’intervallo fra una realtà e un’altra realtà, fra un giorno e un altro giorno dell’Assoluto. E come una persona astrattamente materna, mi chino nottetempo sui buoni e sui cattivi figli, accomunati dal sonno che li fa miei. Mi intenerisco con una vastità di infinito.
Distolgo gli occhi dalle spalle dell’uomo che mi precede e guardando tutti coloro che camminano in questa strada, tutti li abbraccio con nitore nella medesima tenerezza assurda e fredda che mi è giunta dalle spalle di colui che non sa e che io seguo. Costui è tutto questo: sono tutte queste apprendiste che parlano presso il loro atelier, questi giovani impiegati che ridono sotto le finestre dell’ufficio, queste servette pettorute che ritornano dalle compere pesanti, questi garzoni che fanno la loro prima commissione; tutto ciò è una stessa incoscienza diversificata in volti e in corpi distinti, come fantocci mossi da fili che li collegano alle dita della mano di un essere invisibile. Camminano con tutti gli atteggiamenti con i quali la coscienza si manifesta, e non hanno coscienza di nulla perché non hanno coscienza di avere coscienza. Alcuni intelligenti, altri stupidi, sono tutti ugualmente stupidi. Alcuni vecchi, altri giovani, sono della stessa età. Alcuni uomini, altri donne, sono di uno stesso sesso inesistente.»

Fernando Pessoa

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One Comment

  1. Ho scelto per te (per ringraziarti di aver scelto a tua volta un brano tratto da uno dei libri più enigmatici del Novecento, che ha come protagonista un volto tra i più tragici della letteratura) questo frammento, che ha la parvenza di un haiku:
    « Sorge dalle parti dell’Oriente la luce bionda della luna d’oro. La scia che lascia nel fiume largo apre serpenti al mare ».
    Frammento 82 [75]

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